Toto Cutugno: CON QUESTA FACCIA DA ITALIANO HA BATTUTO CELENTANO!

II titolo originale del brano di Toto, balzato subito nei posti alti delle classifiche, era «Con questa faccia da italiano» ed era stato composto su misura per l'ex molleggiato. Ma Adriano stranamente l'aveva rifiutato.

Ogni canzone di successo, di solito ha alle spalle una storia, a volte seria a volte curiosa, conosciuta solo da pochi addetti ai lavori. A questa specie di legge non si sottrae neanche il brano di Toto Cutugno, presentato a Sanremo e giunto in pochissime settimane ai vertici delle classifiche. Tanto per cominciare, «L'italiano» è il titolo dato al brano all'ultimo momento, proprio qualche giorno prima di presentarlo a Pavera, perché il titolo originale era «Con questa faccia da italiano» e Toto Cutugno aveva composto il pezzo su un testo di Cristiano Minellono, pensando ad Adriano Celentano.

«Era la primavera dell'anno scorso - dice Toto - quando Cristiano mi sottopose il testo che sarebbe poi diventato quello di "Italiano". Lo trovai bellissimo anche se un tantino troppo accattivante e la sera stessa imbracciai la chitarra e cominciai a strimpellare... Tre ore dopo la musica era composta».

E lo mandasti a Celentano?

Sì, insieme con altri cinque o sei pezzi: era stato lo stesso Adriano a farmi sapere che doveva fare un album e voleva ascoltare alcune cose mie.

E dopo cosa successe?

Vi fu la trafila di sempre. I miei brani, compreso «L'italiano» che io avevo chiamato «Con questa faccia da italiano», furono ascoltati da Miki del Prete e da Alessandro, rispettivamente braccio destro e fratello di Adriano. Entrambi trovarono l'«Italiano» bellissimo. Mi chiamarono e mi dissero che nel giro di qualche giorno mi avrebbero dato l'o.k.

E invece?

Invece passarono diverse settimane. Non seppi più nulla. Due mesi dopo, mi vennero restituiti i pezzi. Era evidente che ad Adriano nessun brano era piaciuto.

E tu quando hai deciso di presentarlo a Sanremo?

In settembre. Devo anche confessare però che ero un po' perplesso...

Temevi che la gente pensasse che tu volessi copiare Celentano?

Esatto. La verita invece è che, considerati gli accordi del brano e le tonalità della mia voce, l'unico modo per cantare «L'italiano» è questo, cioè un po' alla Celentano.

E Celentano cosa ha detto, dopo il tuo successo?

Non lo so. Ma credo che non sia davvero geloso. La mia professione non è quella di cantante, ma di compositore.

Quando hai cominciato a comporre?

A diciotto anni.

Quante canzoni?

Quasi duecento, di cui quattordici per Adriano.

Per chi vorresti fare una canzone?

Per Frank Sinatra.

Quale brano ti ha dato più soddisfazione?

«I giardini di Lussemburgo»: una specie di commedia musicale presentata da Jules Dassin all'Olympia di Parigi.

Quale canzone, dei tuoi «rivali», avresti voluto come tua?

Tante. Ne cito a caso qualcuna: «I vecchi» di Baglioni. «Nel blu dipinto di blu» di Modugno.

È vero che la musica italiana è in crisi?

No, io dico che i compositori italiani dovrebbero scimmiottare meno la musica estera e puntare sulla nostra.

A chi devi dire grazie per il successo?

Ce ne sono tanti, in particolare: mio padre, mia moglie, Gramitto, il mio discografico ed il paroliere Pallavicini.

Un'ultima domanda: definisciti in tre parole!

Emozionabile, volubile, pulito.

Noi invece lo definiremmo più semplicemente, un artista autentico, un uomo vero.

     


                                   
Silviorossi
IL MONELLO №11 1983